Negli ultimi anni si sono moltiplicati in Italia gli appuntamenti dedicati al cinema documentario. Sono aumentati i festival e le rassegne, gli incontri nazionali e internazionali fra produttori e televisioni, sono nate nuove e coraggiose esperienze di distribuzione dei film nelle sale. Tutto ciò contribuisce a far sì che da più parti si parli di una riscoperta e di una rinascita del genere documentario nel nostro paese nonostante le evidenti quanto croniche deficienze della televisione di stato e la deficitaria capacità delle televisioni private e delle sale di accogliere e dare spazio alla variegata produzione nazionale.
Il dibattito spinto dall’urgenza e dalla perenne emergenza, si è così incanalato sempre di più nella direzione della rivendicazione, legittima e necessaria, di spazi televisivi e sostegni economici per il cinema documentario italiano.
D’altra parte, pur essendo per tanti versi innegabile la rinascita del genere, questa si è innestata in un panorama nazionale desertificato da anni di abbandono e di sostanziale non-produzione di film documentari e di sempre più difficile diffusione e visibilità, in Italia, dei lavori prodotti: situazione grave che si ripercuote anche sull'isolamento che vivono i nostri documentaristi e che un'iniziativa come questa, con la sua auspicata 'serializzazione', vuole in qualche modo superare.
Questo scenario ha facilitato e facilita la proposizione di modelli produttivi e creativi importati da paesi con più forte tradizione documentaria. Tali modelli passati attraverso la loro massiccia visibilità nelle pay-tv, si mostrano ora come se non unica almeno privilegiata via maestra di creazione e produzione. Non si tratta qui di mettere in discussione la validità di questi modelli, alcuni dei quali frutto di cinematografie cresciute nella passione del cinema del reale e quindi estremamente efficaci ed affascinanti, quanto nel porsi la domanda se è possibile ipotizzare altre strade di creazione e se queste possano godere della stessa visibilità all’interno di contenitori televisivi per il momento scarsamente votati al pluralismo linguistico.
Ai margini di festival e seminari spesso i registi (ma non solo) si sono interrogati su questo punto problematico, a volte dandosi risposte a volte no, ma in ogni caso facendolo in una dimensione privata, non strutturata. Non si è mai trovato il tempo o l’energia o la voglia di affrontare collettivamente una riflessione sulle poetiche del cinema documentario che si agitano nel vasto mondo della produzione audiovisiva. Non c’è mai stato, se non nell’ultimo anno, un reale tentativo di costruire spazi più o meno stabili di confronto organizzato fra registi, artigiani, creatori di documentari, sulle qualità linguistiche dei loro lavori, sulle ricerche espressive che vengono faticosamente portate avanti. Non è esistito un momento nel quale i registi (ma non solo) discutessero in maniera franca e diretta dei loro film, prefigurando nuove strade, descrivendo i percorsi fatti, cercando vicinanze linguistiche e distanze artistiche. Anche la critica è risultata sostanzialmente assente concentrandosi prevalentemente (e sporadicamente) sul contenuto dei singoli film senza cercare di analizzare né il contesto complessivo né, tanto meno, le specificità linguistiche.
Questa grave e irresponsabile carenza ha creato negli anni una generale insoddisfazione e un sostanziale isolamento fra chi, a vario titolo, si dedica alla creazione di film documentari.
La due giorni “Lo sguardo degli autori”, che segue di pochi mesi l’ “Ok corrall” di Roma, vuole essere un primo appuntamento per fare il punto proprio sui linguaggi del documentario in Italia, per capire quali sono le strade principali, non tutte, non uniche, che si stanno percorrendo, per dare voce ai registi che, partendo dai loro lavori, possano cominciare ad alimentare la discussione collettiva e il confronto fra colleghi.
Nostra intenzione è quella di avviare un percorso che, proprio perché agli inizi, si propone in tutta la sua parzialità e, allo stesso tempo, in tutta la sua disponibilità a crescere e modificarsi con ogni tipo di contributo ragionato e propositivo. Vogliamo creare un appuntamento nel quale dimenticarsi per due giorni dei pressanti problemi economici, della Rai e dei finanziamenti pubblici, e discutere di cinema, di fotografia e inquadrature, di voce narrante e scelte stilistiche.
Altri appuntamenti seguiranno dove proseguire i discorsi che si apriranno in questi due giorni: il Festival di Bellaria, il Premio “Ilaria Alpi”, gli Stati Generali di Doc/it, “DocUnder30” della D.E-R, e questo ci fa pensare, scusate l’ottimismo, che forse siamo ancora in tempo.
Mario Balsamo, Mario Chemello, Michele Mellara, Marco Mensa, Elisa Mereghetti, Enza Negroni, Gianfranco Pannone, Alessandro Rossi
torna alle news